Un anno senza Martin McGuinness

Il tweet di uno dei quattro figli di Martin Mc Guinness, repubblicano, nativo di Derry, del cuore del Bogside, impegnato nella lotta dei Troubles e nell’ultima parte della vita anima del processo di pace in Nord Irlanda è l’immagine più bella che lo ricorda a un anno dalla morte.

Martin amava pescare nel suo adorato Donegal e spesso aveva ammesso che uno dei più grandi desideri che aveva nella vita era quello di passare così il suo tempo. A gennaio dello scorso anno invece le sue dimissioni da vice primo ministro del Nord Irlanda, per la malattia che in due mesi lo avrebbe portato via. Ma anche in piena polemica con gli scandali economici, su tutti il cash for ash.

Mc Guinness è stato con il reverendo Ian Paisley l’anima del processo di pace, le due figure che, più lontane tra loro, hanno condiviso la strada per l’inizio della riconciliazione.

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Ed è nel nome della pace che va ricordato oggi a un anno dalla morte.

Quintin Oliver, oggi impegnato in una delle opere più importanti di recupero di un luogo in cui costruire un progetto di pace a Belfast, la Carnegie Old Park library, lo ricorda in un articolo in cui, lui protestante e figlio di una quacchera, preso di mira con la sua famiglia dall’Ira (tanto da avere la polizia a protezione della propria casa) nel 2008 andò con il vice primo ministro a Baghdad.

Martin was an amiable conflict resolution colleague, alert and generous, amusing, and only once steely, when I gauchely overstepped the mark with an inappropriate observation. He charmed our security operatives, thanking them personally and posing for photographs; he wowed our overnight hosts, encouraging their teenager to apply for the PSNI.

Martin è stato un adorabile compagno nella risoluzione dei conflitti, attento e generoso, piacevole e duro soltanto una volta, quando sono andato troppo oltre con una affermazione inappropriata. Conquistò i nostri addetti alla sicurezza ringraziandoli personalmente e concedendosi per delle foto; salutò i nostri ospiti e incoraggiò i giovani a fare domanda per entrare nel servizio di Polizia del Nord Irlanda.

Questa ultima affermazione ha un profondo significato: era stato un nodo grosso degli accordi di pace quello di arrivare a un corpo di polizia riconosciuto fra entrambe le parti.

Nell’ultima parte del suo ricordo Quintin racconta che Martin Mc Guinness gli chiese di non fare alcun tweet sulla sua malattia.

Voleva essere ricordato così, per quello che aveva fatto per il processo di pace. Per aver contribuito a fare luce il giorno del Bloody Sunday sostenendo la commissione per la verità. Lui, ventenne, non aveva scelto i Troubles, la lotta, la violenza settaria. Bisogna aver visitato anche una volta sola il Bogside a Derry per comprendere le sue parole. “Cosa avreste fatto al mio posto?”. Già cosa avremmo fatto se fossimo cresciuti in un ghetto?

Qui il Bogside e la cattedrale che ne ha accolto le spoglie per i funerali. L’eredità di Martin Mc Guinness è quella di “continuare nella strada di trovare una soluzione ai problemi di oggi per un futuro condiviso tra le due comunità, cattolica e protestante” come ha scritto un anno fa il primate della Chiesa in Irlanda, Eamon Martin.

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