Il dispatrio di Irlanda

“Chi ha buttato la spazzatura ieri sera?”

“Io”.

“Questa mattina, invece ho passato l’aspirapolvere”.

“Grazie per averlo fatto”.

“Io sono una che ci tiene alle pulizie, in casa ho un robot che aspira la polvere tutte le mattine”.

Jorge viene da Porto, aveva una azienda di pesca, era sua. Gli hanno portato via tutto dalla sera alla mattina, i suoi pescatori. Così lui ha chiuso. Ed è venuto a vivere a Dublino.

“Lavori nelle Big companies vero?”

“Nell’indotto, sono un ingegnere”.

Jorge, come tanti altri adulti qui vive in studentato. Divide la cucina con un porto di mare di studenti e lavoratori come lui. Da due sere ceniamo insieme e mi racconta la sua vita, le sue idee su chi governa il mondo. Fino a quando non arriva la videochiamata di sua moglie e dei suoi figli dal Portogallo. “Tornare a casa costa tantissimo, ma soprattutto è alta la tariffa del volo da Porto a Dublino”.

Gli chiedo perché è venuto in Irlanda: ” Perché volevo trovare lavoro, subito, guadagnare bene. E non essere circondato più dalla corruzione”.

Sorrido amara: “Non c’é solo nel mio Paese c’é anche nel tuo eh?”.

Mi dice che molti gli danno dell’ingrato se si lamenta. In fondo ha un lavoro e una buona posizione. “La gente oggi è tutta felice, crede di esserlo o fa finta di esserlo, sai, la rappresentazione dei social media. E intanto, chi decide davvero del nostro futuro sono sempre coloro che hanno in mano i social: vedi che cosa è successo con la Brexit. Lo hai visto il Ted talk di quella giornalista”.

Annuisco.

E me ne torno nella mia stanza un po’ più rattristata da questo uomo in giacca e cravatta che non trova una casa in cui vivere e sta da un anno in uno studentato. Perché ha il lavoro ma non ha la sua vita, e certo, non è diverso oggi da allora,. I padri andavano lontano per dare da mangiare ai figli, facevano lavori di fatica e magari non tornavano più perché morivano sul luogo di lavoro. Ma oggi c’é una povertà che non si vede, che dipende solo in parte dal conto in banca. E’ una povertà umana che a Dublino ha il volto di tanti dispatriati venuti in cerca di un lavoro che oggi il ceto medio in molte circostanze a casa propria non trova più.

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