Con Milkman Anna Burns ha vinto il Man Booker Prize

Anna Burns ha vinto il Man Booker Prize con Milkman. E’ la prima autrice del nord Irlanda, nell’isola il riconoscimento mancava da  dodici anni quando a vincerlo fu Anne Enright.

Milkman è una storia ambientata negli anni dei Troubles ma il conflitto non viene mai nominato. E’ uno spaccato della società di allora con gli occhi puntati all’umanità, si ride e si piange, si parla di cose terribili, ma si usa un linguaggio lieve.

 

Vorrei vederlo tradotto presto nel nostro Paese dove libri come Eureka street sono stati accolti con affetto. Dove la vicinanza con il popolo del Nord Irlanda è sempre stata forte. Milkman non potrà che essere accolto con affetto e interesse.

E non è un caso che il premio Anna Burns lo abbia vinto oggi, nel giorno dell’anniversario della consegna del Premio Nobel per la pace a David Trimble e John Hume nel 1998

La pace di Belfast dopo 20 anni riguarda anche te

La prima volta che sono stata a West Belfast una donna del posto mi ha lasciata nella parte protestante. In mezzo al nulla. Ho camminato per tutta la linea del muro e al primo varco sono passata dall’altra parte. Ho sempre preso quel gesto come un segno di quello che avrei imparato a fare tutte le volte che sarei tornata: guardare da una parte e dall’altra del muro.
Muro che non è solo una decorazione con dei bei murales. Muro che corre per chilometri e divide ancora oggi i quartieri. E che chiude i suoi cancelli la sera.

Così ho imparato a guardare negli occhi gli stessi disoccupati a Shankill come nelle Falls che durante il giorno stanno sulla porta delle loro case passando il tempo. Ho incontrato le stesse ragazze madri.
A Derry ho abbracciato donne protestanti e cattoliche che mi hanno voluto lo stesso bene. Perché prima di tutto si vogliono bene tra loro. Oggi ne ho scritto qui per Vatican Insider e devo dire davvero grazie a questa testata perché nel silenzio dei media italiani ha detto sì a parlare di pace oggi.
Nella campagna di County Derry ho conosciuto un prigioniero di Long Kesh che mi ha spiegato come “noi di campagna per sopravvivere alla follia che abbiamo vissuto siamo tornati a lavorare in campagna. Lavorare ci ha salvati dall’impazzire”.
Ho conosciuto Quintin Oliver, figlio di una quacchera, minacciato dall’IRA negli anni del conflitto ed ho amato e iniziato a sostenere il suo rivoluzionario progetto di riportare alla vita la Carnegie Old Park Library con progetti per entrambe le comunità. Vicky Cosstick una straordinaria donna inglese, cattolica, visionaria della pace mi ha insegnato tanto di quello che ho scritto in questi anni.

Della Carnegie e dei muri ne ho scritto qui
Tutto questo non riguarda solo me e la mia voglia di conoscere il Nord Irlanda fin da quando ragazzina ascoltai per la prima volta Belfast Child dei Simple Minds  E così iniziai a leggere Silvia Calamati su Avvenimenti con le sue cronache scritte in mezzo alla Comunità. Tutto questo non riguarda solo me perché la prima volta che sono stata al Free Derry Museum ho pianto a dirotto perché mi sono sentita vicinissima a quel popolo che ha avuto morti senza senso.
Tutto questo riguarda anche te che mi stai leggendo nella misura in cui ti riguarda ogni luogo della terra in cui ogni giorno a fatica la pace e la riconciliazione sono una scommessa. Riguarda anche te in un tempo in cui i conflitti li guardiamo da lontano, come in Siria o in Yemen. Ce ne sono stati anche vicini a noi.
Riguarda te ogni volta che incontri una persona che ha vissuto e sofferto sotto le bombe o nella guerriglia a Belfast come a Sarajevo.
Riguarda noi perché dobbiamo insegnare ai ragazzi che cosa abbiamo visto e conosciuto nella fortuna di non essere una generazione in guerra: uomini e donne che hanno sofferto e, resilienti, sono andati avanti. E li abbiamo sentiti fratelli della stessa nostra comune umanità.
Riguarda noi come cittadini europei: la Brexit non deve distruggere gli accordi di pace e non deve dare un facile appoggio alla riaccensione di azioni di conflitto destabilizzanti da parte di quelle sparute fazioni di paramilitari che non hanno accettato 20 anni fa il disarmo.
Riguarda noi come cittadini di un mondo dove vogliamo che la democrazia cresca. E che non vengano costruiti altri muri.
Riguarda noi perché i muri di Belfast devono andare giù molto presto e deve tornare il governo. Bill Clinton, che nella firma degli accordi di pace è stato una delle figure determinante questa mattina nel suo discorso di celebrazione a Belfast ha dato l’ultimatum alla politica nord irlandese: “O rifate un governo o potreste languire nel Purgatorio o ritornate nell’infermo”.
Ha detto inoltre che “Il Good Friday agreement – che ha permesso di governare ad entrambe le parti che si sono scontrate nel conflitto, Unionisti e Repubbilcani – non è stato un accordo di maggioranza ma di democrazia”.
E, soprattutto ha detto “la riconciliazione non è un evento. E’ un processo”.
Questo dobbiamo avere ben in mente quando andiamo a Belfast e a Derry, due bellissime città. E dobbiamo continuare ad andarci.
Per questo la pace del Nord Irlanda ci riguarda.

Un anno senza Martin McGuinness

Il tweet di uno dei quattro figli di Martin Mc Guinness, repubblicano, nativo di Derry, del cuore del Bogside, impegnato nella lotta dei Troubles e nell’ultima parte della vita anima del processo di pace in Nord Irlanda è l’immagine più bella che lo ricorda a un anno dalla morte.

Martin amava pescare nel suo adorato Donegal e spesso aveva ammesso che uno dei più grandi desideri che aveva nella vita era quello di passare così il suo tempo. A gennaio dello scorso anno invece le sue dimissioni da vice primo ministro del Nord Irlanda, per la malattia che in due mesi lo avrebbe portato via. Ma anche in piena polemica con gli scandali economici, su tutti il cash for ash.

Mc Guinness è stato con il reverendo Ian Paisley l’anima del processo di pace, le due figure che, più lontane tra loro, hanno condiviso la strada per l’inizio della riconciliazione.

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Ed è nel nome della pace che va ricordato oggi a un anno dalla morte.

Quintin Oliver, oggi impegnato in una delle opere più importanti di recupero di un luogo in cui costruire un progetto di pace a Belfast, la Carnegie Old Park library, lo ricorda in un articolo in cui, lui protestante e figlio di una quacchera, preso di mira con la sua famiglia dall’Ira (tanto da avere la polizia a protezione della propria casa) nel 2008 andò con il vice primo ministro a Baghdad.

Martin was an amiable conflict resolution colleague, alert and generous, amusing, and only once steely, when I gauchely overstepped the mark with an inappropriate observation. He charmed our security operatives, thanking them personally and posing for photographs; he wowed our overnight hosts, encouraging their teenager to apply for the PSNI.

Martin è stato un adorabile compagno nella risoluzione dei conflitti, attento e generoso, piacevole e duro soltanto una volta, quando sono andato troppo oltre con una affermazione inappropriata. Conquistò i nostri addetti alla sicurezza ringraziandoli personalmente e concedendosi per delle foto; salutò i nostri ospiti e incoraggiò i giovani a fare domanda per entrare nel servizio di Polizia del Nord Irlanda.

Questa ultima affermazione ha un profondo significato: era stato un nodo grosso degli accordi di pace quello di arrivare a un corpo di polizia riconosciuto fra entrambe le parti.

Nell’ultima parte del suo ricordo Quintin racconta che Martin Mc Guinness gli chiese di non fare alcun tweet sulla sua malattia.

Voleva essere ricordato così, per quello che aveva fatto per il processo di pace. Per aver contribuito a fare luce il giorno del Bloody Sunday sostenendo la commissione per la verità. Lui, ventenne, non aveva scelto i Troubles, la lotta, la violenza settaria. Bisogna aver visitato anche una volta sola il Bogside a Derry per comprendere le sue parole. “Cosa avreste fatto al mio posto?”. Già cosa avremmo fatto se fossimo cresciuti in un ghetto?

Qui il Bogside e la cattedrale che ne ha accolto le spoglie per i funerali. L’eredità di Martin Mc Guinness è quella di “continuare nella strada di trovare una soluzione ai problemi di oggi per un futuro condiviso tra le due comunità, cattolica e protestante” come ha scritto un anno fa il primate della Chiesa in Irlanda, Eamon Martin.

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