Con Milkman Anna Burns ha vinto il Man Booker Prize

Anna Burns ha vinto il Man Booker Prize con Milkman. E’ la prima autrice del nord Irlanda, nell’isola il riconoscimento mancava da  dodici anni quando a vincerlo fu Anne Enright.

Milkman è una storia ambientata negli anni dei Troubles ma il conflitto non viene mai nominato. E’ uno spaccato della società di allora con gli occhi puntati all’umanità, si ride e si piange, si parla di cose terribili, ma si usa un linguaggio lieve.

 

Vorrei vederlo tradotto presto nel nostro Paese dove libri come Eureka street sono stati accolti con affetto. Dove la vicinanza con il popolo del Nord Irlanda è sempre stata forte. Milkman non potrà che essere accolto con affetto e interesse.

E non è un caso che il premio Anna Burns lo abbia vinto oggi, nel giorno dell’anniversario della consegna del Premio Nobel per la pace a David Trimble e John Hume nel 1998

Arlene Foster: “L’accordo di pace in Nord Irlanda? Non è intoccabile”

“Le cose si evolvono anche nell’Unione Europea. L’accordo di pace del Venerdì Santo non è intoccabile”. Lo ha detto la leader del DUP, gli unionisti nord irlandesi, Arlene Foster durante una conferenza di Tory in cui Boris Johnson ha parlato da potenziale leader dei conservatori in quelle elezioni politiche che sempre più osservatori vedono per quasi certe e imminenti in Gran Bretagna.

Arlene Foster con i suoi dieci parlamentari in questo momento sta reggendo il governo fragile di Theresa May, a cui Johnson si oppone nella leadership del partito. E’ inoltre coinvolta in Nord Irlanda nello scandalo sulle energie rinnovabili, il cosiddetto cash fo ash che nel gennaio 2017 fu la goccia che portò alle dimissioni del vice primo ministro di Stormont Martin Mc Guinness, membro di Sinn Féin (Mc Guinness, già gravemente malato morì due mesi dopo).

Foster, secondo quanto riporta il Daily Telegraph, avrebbe stigmatizzato l’atteggiamento negativista sulla Brexit, portato avanti in Nord Irlanda da chi ha votato Remain. Non considerando il fatto che qui la maggioranza dei cittadini, il 56 percento, ha votato per restare dentro l’Unione Europea, e, secondo un recente sondaggio di opinione i favorevoli a restare all’interno dell’Europa, dopo più di due anni dal Referendum, sarebbero saliti al 69 percento. “Ci siamo concentrati troppo sui possibili disastri economici a livello irlandese – ha detto – senza considerare le opportunità nei rapporti con l’UK”.

Che cosa possa succedere se si arrivasse a marzo 2019 senza accordo tra Europa e UK in Nord Irlanda è ancora una domanda senza risposta. Di certo queste affermazioni, a Parlamento di Stormont ancora chiuso, non fanno altro che complicare una situazione di per sé difficilissima. La mediazione dell’Europa vent’anni fa fu uno degli elementi fondamentali per portare la pace in Nord Irlanda.

 

(Credits photo: @Francesca Lozito, Derry, settembre 2017 Hoods out vuol dire: fuori da qui è zona degradata)

Lisa McInerney, da Cork tra humor e noir

C’é lo humor. C’è il noir. Perché “gli irlandesi ne hanno passate di ogni e quando succede così devi imparare a ridere”. Lisa Mc Inerney, da Cork, è un po’erede di Brendan Behan, che da noi in Italia non ha avuto una grande fortuna forse perché è stato un grande dissacratore. C’é infatti una letteratura irlandese, molto fuori dai cliché. In “Peccati Gloriosi,” che poi sarebbero “Eresie gloriose” letteralmente, si narra un assassinio.  E molto molto di più. C’é la natura umana profonda come risposta alle ipocrisie.

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Al Salone del libro di Torino Lisa è presente come finalista allo Strega Europeo. Spiega come oggi, rispetto agli anni di crisi della Post Tigre celtica, gli irlandesi si sentano profondamente europei. E racconta anche il rapporto di odio e amore con Londra “un posto in cui importiamo i nostri problemi”. Naturalmente non può mancare un passaggio proprio a questo proposito sull’aborto, in Irlanda vietato dalla Costituzione, e che con il Referendum del prossimo 25 maggio potrebbe essere legalizzato. Le 3600 donne irlandesi che ogni anno abortiscono vanno appunto a Londra a farlo. Lisa afferma di tenere molto a questa consultazione e di essere per la legalizzazione, il Repeal.

Durante l’intervista che mi ha concesso ha confessato di leggere lo scrittore italiano Leonardo Sciascia e di aver compreso la Sicilia grazie a lui. “Sto iniziando a leggere autori di altri Paesi in traduzione. Sciascia – ammette – va letto”.

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L’hanno definita una autrice della workin’class, con una penna profondamente maschile. McInerney ha affinato il suo amore per la scrittura con un fortunato blog in Irlanda prima di scrivere romanzi. Mentre da noi esce Peccati Gloriosi, che è del 2010, in Irlanda viene pubblicato The Bloody Miracles. Un ideale seguito dell’idea di umanità sviluppata nel primo libro.

L’Irlanda che aspetta il Papa

Oggi durante l’udienza generale del mercoledì il Papa ha annunciato che ad agosto, il 25 e il 26 sarà a Dublino. Queste parole, attese, hanno avuto una grossa eco in tutta l’isola.

Sono passati infatti 39 anni dall’ultima visita di un Papa in Irlanda: l’ultimo è stato St. John Paul II e ogni irlandese ha una memoria chiara di dove si trovasse nel momento in cui Giovanni Paolo II attraversò l’isola.

Se lo ricorda Paddy, che fa il tassista e si arrampicò su una cabina telefonica che oggi non c’é più, ma di cui ricorda il punto esatto e me lo indica per la strada verso l’aeroporto. Se lo ricorda Gerard che fa il tecnico audio al Parlamento “io e la mia famiglia facemmo cadere petali di fiori sulla strada per Knock al passaggio del Papa”.

Il santuario Knock è la Loreto degli irlandesi.

Nel 1979 Papa Giovanni Paolo II non potè visitare il Nord Irlanda che allora era nel pieno dei Troubles. Oggi i tempi sono davvero maturi per questa storica visita: recentemente anche la parte protestante delle sei contee ha espresso il suo favore per l’eventuale arrivo di Papa Francesco. Il Comune di Belfast ha votato qualche mese fa una mozione ufficiale di invito. Anche se la leader degli Unionisti, Arlene Foster ha affermato che accoglierebbe il Papa “come un capo di stato qualsiasi”. E non è un anno qualunque il 2018: si celebreranno infatti tra pochi giorni i 20 anni dalla sigla del Good friday Agreement, l’accordo che ha segnato un processo di pace non ancora finito.

Bisogna essere stati nel profondo Nord Irlanda per capire quanto una visita del Papa sarebbe importantissima: è un sogno pensare a una dichiarazione congiunta tra protestanti e cattolici per la rimozione definitiva dei muri di interposizione a Belfast?

Di questo paradosso conficcato nel cuore dell’Europa come un cuneo ne ho raccontato in questo reportage che ho scritto per Inform-ant un anno fa.

Fa molto pensare come i primissimi commenti che gli irlandesi hanno scritto su twitter siano tutti dedicati all’assenza del Nord nelle sue intenzioni di visita.

 

Per correttezza va infatti detto che quello che è stato reso noto  oggi non è assolutamente il programma ufficiale del viaggio. Le due tappe annunciate oggi  dai vescovi irlandesi, il Festival di Croke park e la Messa a Phoenix park sono solo i due momenti in cui il Papa prenderà parte all’incontro mondiale delle famiglie. A un mese dalla visita, invece, si saprà nello specifico il programma del viaggio.

La Brexit e il nodo del Border

Chissà che cosa avrebbero pensato gli abitanti della città di Newry, a cui riferisce questa foto, se avessero saputo che un giorno si sarebbe tornati a parlare di confine che corre tra la Repubblica di Irlanda e le sei contee del Nord rimaste alla GranBretagna. Newry non è un luogo a caso: è esattamente a metà strada tra Belfast e Dublino. Ed è nel Nord. Ma si parla già Irish language, anche nei cartelli per strada.

La Brexit va dunque avanti ma il nodo del Border resta. Il ministro della giustizia della Repubblica di Irlanda Simon Coveney ostenta ottimismo in questo tweet. 

Ma si attende la risposta dalla politica nord irlandese, sia di parte Repubblicana che Unionista. In un braccio di ferro che da più di un anno vede questa parte dell’Isola senza governo