Dublino, le case e cosa farà da grande

Dublino sta scoppiando. Case vuote, gente che non trova casa, padroni di case che giocano sui bisogni di chi è andato lì a studiare o lavorare. Tutto in nero, e valigia pronta a cambiare tetto se lo stipendio non è superiore ai 2000 euro. In alcuni casi la traduzione di questa condizione potrebbe anche essere non avere la serenità per costruire in questo posto una carriera. Credo che non si stia riflettendo a sufficienza su questa variabile impazzita della capitale irlandese. Lo colgo tutte le volte che su uno dei gruppi facebook degli italiani expat leggo il classico messaggio: “sto per trasferirmi, che cosa mi consigliate per trovare casa?”.

Sì, a Dublino il problema oggi è la casa. Niente altro è così grave perché sulla casa si gioca il futuro di una città che, uscita dalla profonda crisi economica post Tigre Celtica, oggi non sembra avere un disegno chiaro di sviluppo. E livella verso il basso il ceto medio. Cammino per la Dublino che ho imparato ad amare in questi anni e che sto vedendo cambiare velocissimamente ogni volta che torno e mi chiedo: ma questo posto cosa vuole essere nel suo prossimo futuro? Perché resta sospesa tra una celebrazione del passato su cui ha costruito la sua fortuna turistica e la realtà di una presenza di occupazione straniera che ancora fa fatica a integrare? Dove vivono e come vivono la città le centinaia di migliaia di persone che lavorano ogni giorno nei palazzoni luccicanti che sorgono alla velocità della luce sulle spoglie degli scheletri degli edifici di inizio novecento?

Mi perdo per andare nell’ostello in cui ho deciso di andare a dormire questa volta. Una decisione forzata, dettata dal fatto che, di fronte all’inaccessibilità dei prezzi degli alberghi – una volta, non più tardi di due anni fa, con 40 euro ti aggiudicavi prenotando per tempo una singola dignitosa anche nell’area di St Stephen’s Green, oggi con la stessa cifra prendi un posto letto in ostello e anche in camera mista.

E’Google Maps che mi porta in un posto omonimo e mi consente di scoprire in zona Grand Canal siano sorti dei nuovi edifici sedi di imprese digitali mondiali accanto a ruderi. Il cantiere Dublino è qualcosa di profondamente diverso dalla città. E la città vive dei suoi ritmi.

Dove sono i Dublinesi?

A Smithfield entro nella mensa dei poveri visitata da Papa Francesco. Entro con la valigia, arrivo diretta dall’aeroporto. Mettono in mano un talloncino anche a me, spiego che sono una giornalista. Vedo arrivare di tutto: donne anziane sole, stranieri. Ma soprattutto famiglie. Padri madri e figli che con uno stipendio o due, magari di un migliaio di euro o giù di lì a vivere non ce la fanno.

A Dublino non sono molte le persone che hanno una casa di proprietà. Sul bus mi colpisce la pubblicità di una agenzia di prestiti: “il mutuo non deve più assillarti: a pagare la tua rata ci pensiamo noi”. Sì, ma a che prezzo?

Il sabato sera attorno a St Stephen’s Green va in scena il falò delle vanità: i Dublinesi ricchi che vanno nei ristoranti per ricchi. Donne truccatissime all’inglese – c’é un video in rete che descrive i modi diversi di usare il make up da parte delle donne dei due paesi – vestiti Michael Kors. Profumi da un centinaio di euro. Uomini distinti ad accompagnarle, generalmente in maniche di camicia, anche sfidando il freddo.

Al Wheelan’s, uno dei più importanti pub in cui si fa musica dal vivo in città, c’é un cartello che ricorda la prossima gig a sostegno di Michael D Higgins, il presidente della Repubblica uscente che si ricandida alle elezioni del 26 ottobre. A dire il vero in giro per la città ci sono quasi solo suoi cartelli. Le elezioni non dividono, sono davvero molto in sordina. D Higgins probabilmente vincerà di nuovo.

Domenica pomeriggio, mentre cammino in O’Connell street sul mio telefono arriva la notifica dell’Irish Times: è morta Emma Mhic Mhatùna, una delle due donne protagoniste della battaglia giudiziaria per il risarcimento del Governo alle vittime dei test per la prevenzione del tumore alla cervice uterina sbagliati. L’inchiesta è grossa con tanto di commissione investigativa. Emma, 37 anni, è morta di cancro lasciando cinque figli, di cui l’ultimo di due anni. Si era sottoposta a tre test sbagliati, nel 2010, nel 2011 e nel 2013. Poche settimane prima di morire aveva partecipato assieme ad alcuni dei suoi figli alla messa di Papa Francesco a Phoenix park, portando doni all’offertorio. Ha voluto morire a Kerry nella sua terra.

Domenica sera torno in ostello e trovo la polizia. La Garda (si chiamano così da queste parti le forze dell’ordine) porta fuori uno dei soliti ubriachi. Mi pare la cosa più normale del mondo visto che siamo a Dublino. Non trovo normale, invece, che gli ostelli siano diventati il luogo di sosta di centinaia di persone che non trovano casa e rinnovano di settimana in settimana il proprio soggiorno in questi luoghi che non sono pensati per loro.

Chiacchiero con un giovane indiano: sarebbe dovuto andare a studiare a Londra, ha preferito Dublino “per la Brexit”. Mi dice che oggi un amico gli troverà una stanza in una casa. Torno ed è ancora lì. Un lavoratore notturno alle sette di sera è già a letto. Sembra dell’est. “Ti pare normale che i turisti debbano convivere con questo genere di ospiti?” chiedo a un giovane statunitense. Mi risponde ammutolito e stupito.

Qualche mese fa, nel County Clare, avevo chiacchierato con un po’ di persone che a Ennis, graziosa cittadina a pochi chilometri dall’aeroporto di Shannon mi avevano fatto notare come lì si vivesse bene, quasi come in una sorta di Romagna ante litteram: “Dublino? No, non ci manca”.

 

Irlanda al voto sull’aborto

I cartelli. La campagna elettorale per l’abrogazione del divieto di aborto in Irlanda è un pullulare di cartelli. I sì e i no si sovrappongono sullo stesso palo – si usano i cartelli piccoli in piena tradizione nord europea.

In questi tweet che ho postato sabato da Dublino ho cercato di raccontarli.

Nella foto invece che ho messo in copertina (i crediti sono di Flora Iacoponi che ringrazio) la posizione per il sì viene espressa sulla porta di una delle case dello storico quartiere dei Liberties,

E poi ci sono le spille esibite, le maglie con la scritta Repeal “abroga” dove si  intende l’abrogazione dell’ottavo emendamento dell’articolo 40. Ho visto intere famiglie andare in giro domenica per il centro commerciale di Dundrum con questa “griffe” di posizionamento referendario. Tantissimi uomini e altrettante donne. Anche ragazzine.

Cosa succederà venerdì? Non è assolutamente dato saperlo. Sono partita con l’idea che il sì vincesse a mani basse. Sono ripartita piena di dubbi. Quel 20 percento di indecisi che i sondaggi continuano a dare può mettere in discussione tutto o fare arrivare a un testa a testa le due posizioni. Ci sono zone come il Donegal dove la maggioranza di dichiarazioni di voto per il no è giustificata da una mancanza di servizi di base come quelli oncologici. In buona sostanza dicono “prima quelli, poi pensiamo all’aborto”. L’Irlanda non è solo Dublino. Declan Mc Guinness è il fratello di Martin McGuinness, storico leader di Sinn Féin morto lo scorso anno ed è schierato apertamente e chiaramente contro la legalizzazione dell’aborto (Sinn Feìn è compattamente pro choice come ho spiegato in uno dei video)

Se per il sì sono schierati l’intero governo – con il primo ministro Leo Varadkar che va a fare campagna elettorale porta a porta assieme ai suoi ministri, come si racconta in questo articolo dell’Irish Examiner, fanno di certo notizia le prese di posizione per il no dell’ultima ora.

Come l’ex capo dei sindacati David Begg

Ma la presa di posizione che sta facendo storcere il naso non poco al fronte del sì è quella di John Connors. Il regista di Cardboard Gangsters, traveller e attivista impegnato nel recupero dei giovani attraverso l’arte proprio nel quartiere disagiato di Dartane alla periferia profonda di Dublino ha espresso il suo no alla legalizzazione dell’aborto. Come potete vedere da questo tweet la posizione di Connors risulta dissonante rispetto al coro di sostenitori del sì che si muove dal mondo dell’arte e della cultura, impegnatissimi a sostenere la campagna di Together for yes con eventi e manifestazioni, libri e articoli. Sull’attività cinematografica di Connors è uscito lo scorso anno un bell’articolo di Giulia Caruso per Left.

 

La visione dei sostenitori del no è che abrogando l’ottavo emendamento che riconosce i diritti della madre e del bambino che ha nel grembo alla pari quest’ultimo perda i diritti umani e legali, quest’ultima dichiarazione, che il bambino in grembo non abbia diritti legali è stata sostenuta anche nella sentenza dell’Alta corte che ha dato di fatto il via libera al Referendum. Ma esattamente le stesse argomentazioni di compassione e diritti umani sono portate avanti dal sì. Chi avrà ragione? Venerdì a deciderlo saranno con il loro voto i cittadini della Repubblica di Irlanda.

Quante case vuote a Dublino?

La Peter Mc Verry trust, associazione che si occupa di sostenere gli homeless ha lanciato nei giorni scorsi una app per tracciare le case vuote a Dublino.

Si chiama Reusing Dublin e permette di avere un quadro di quanti edifici vuoti ci sono in una città che sta conoscendo una crescita incredibile negli ultimi anni. Per la presenza di persone da tutto il mondo che sono venute a lavorare nel settore dell’Information tecnology. E negli ultimi mesi perché tanti ragazzi scelgono Dublino al posto di Londra per fare una esperienza di studio o di lavoro.

Secondo Ronan Lyons, professore di economia al Trinity college ed autore dell’ultimo report sull’abitare nella capitale della Repubblica l’offerta degli affitti è calata a 1350 appartamenti, il 15 percento in meno solo di febbraio.

E intanto gli homeless sono arrivati alla cifra record di 10 mila. Tantissimi.

De André a Dublino

Fabrizio De André a Dublino. Mi sono subito entusiasmata alla sfida che un gruppo di persone, italiane che ho conosciuto andando ad ascoltare concerti a Dublino ha lanciato in questi giorni con tanta passione. Perché mi piacciono le sfide che fanno incontrare la nostra terra musicale, l’Italia, con quello straordinario mondo musicale irlandese che è fatto di identità, di sperimentazione (ascoltate le Saint Sister, ne parleremo presto!) e senso di un popolo.

Così io sono proprio curiosa di ascoltare questo De André che verrà cantato a Dublino a giugno. E vi invito a partecipare se siete in zona. Nel manifesto troverete tutte le indicazioni.

L’Irlanda che aspetta il Papa

Oggi durante l’udienza generale del mercoledì il Papa ha annunciato che ad agosto, il 25 e il 26 sarà a Dublino. Queste parole, attese, hanno avuto una grossa eco in tutta l’isola.

Sono passati infatti 39 anni dall’ultima visita di un Papa in Irlanda: l’ultimo è stato St. John Paul II e ogni irlandese ha una memoria chiara di dove si trovasse nel momento in cui Giovanni Paolo II attraversò l’isola.

Se lo ricorda Paddy, che fa il tassista e si arrampicò su una cabina telefonica che oggi non c’é più, ma di cui ricorda il punto esatto e me lo indica per la strada verso l’aeroporto. Se lo ricorda Gerard che fa il tecnico audio al Parlamento “io e la mia famiglia facemmo cadere petali di fiori sulla strada per Knock al passaggio del Papa”.

Il santuario Knock è la Loreto degli irlandesi.

Nel 1979 Papa Giovanni Paolo II non potè visitare il Nord Irlanda che allora era nel pieno dei Troubles. Oggi i tempi sono davvero maturi per questa storica visita: recentemente anche la parte protestante delle sei contee ha espresso il suo favore per l’eventuale arrivo di Papa Francesco. Il Comune di Belfast ha votato qualche mese fa una mozione ufficiale di invito. Anche se la leader degli Unionisti, Arlene Foster ha affermato che accoglierebbe il Papa “come un capo di stato qualsiasi”. E non è un anno qualunque il 2018: si celebreranno infatti tra pochi giorni i 20 anni dalla sigla del Good friday Agreement, l’accordo che ha segnato un processo di pace non ancora finito.

Bisogna essere stati nel profondo Nord Irlanda per capire quanto una visita del Papa sarebbe importantissima: è un sogno pensare a una dichiarazione congiunta tra protestanti e cattolici per la rimozione definitiva dei muri di interposizione a Belfast?

Di questo paradosso conficcato nel cuore dell’Europa come un cuneo ne ho raccontato in questo reportage che ho scritto per Inform-ant un anno fa.

Fa molto pensare come i primissimi commenti che gli irlandesi hanno scritto su twitter siano tutti dedicati all’assenza del Nord nelle sue intenzioni di visita.

 

Per correttezza va infatti detto che quello che è stato reso noto  oggi non è assolutamente il programma ufficiale del viaggio. Le due tappe annunciate oggi  dai vescovi irlandesi, il Festival di Croke park e la Messa a Phoenix park sono solo i due momenti in cui il Papa prenderà parte all’incontro mondiale delle famiglie. A un mese dalla visita, invece, si saprà nello specifico il programma del viaggio.

Trinity, ripetenti a pagamento?

#TakeBackTrinity: è questo l’hashtag della protesta che gli studenti del Trinity College di Dublino hanno lanciato in risposta alla decisione di mettere una tassa per la ripetizione degli esami: 450 euro.

Un gruppo di ragazzi dell’Unione degli studenti ha occupato la storica Dining Hall. L’82 percento dei 3500 studenti è infatti contrario alla decisione.

 

In un tweet il “Provost” del Trinity (figura accademica dei Paesi anglosassoni, l’amministratore e direttore, ndr) ha promesso che questa decisione verrà riconsiderata trovando nuove soluzioni.

Ma rimane aperta la questione del diritto all’istruzione. Gli studenti gridano “no more fee”: se il Trinity metterà comunque una tassa di sicuro protesteranno ancora.

Qui in un tweet di Home sweet home Ireland un momento della protesta.