Estate, Irlanda e turismo

Per molti in questi giorni l’Irlanda è una meta di vacanza: carovane partono da Galway di mattina presto per recarsi alle Aran e in Connemara. L’ultima estate prima della Brexit ha visto poi molti turisti scegliere il Nord, principalmente per andare a Belfast, attratti dal museo del Titanic, ma anche dallo spettacolare panorama del Sentiero del Gigante, la Giant’s Causeway, poco lontana, inoltre da alcuni dei set naturali della serie televisiva Il trono di Spade. 250 mila italiani in una estate non sono pochi.

Alle volte il turismo verso l’Irlanda è mosso dalla passione per il Paese, come forse pochi altri posti al mondo: la cultura, dalla letteratura alla musica fanno l’isola in un connubio inscindibile con i paesaggi.

Quest’anno ho fatto un giro ad ovest, complice la visita del Papa a Knock, il santuario nazionale degli irlandesi. Da qui sono scesa fino alla valle dello Shannon, dal cui aeroporto, porta per gli Stati Uniti e scalo di connessione con la Gran Bretagna,  sono poi ripartita. Dublino da qui è molto lontana. Nella contea di Clare, ad Ennis, ho sentito dire che il bisogno di vivere nella capitale a queste latitudini non è sentito, perché si sta bene e c’é tutto. La parte più a nord, nell’area attorno a Knock è caratterizzata da una maggiore povertà. Ma già spostandosi a Galway lo scenario cambia: città turistica, porta per le Aran e il Connemara, ma anche importante centro universitario conta 80 mila abitanti. E diecimila homeless, alla pari di Dublino. Ma molto molto più piccola.

Eccola qui l’Irlanda delle contraddizioni, quella che ami e nello stesso tempo ti fa rabbia. Galway è una città carissima. Anche un giro per il classico supermercato di grande distribuzione ti fa capire che i prezzi sono più alti di quelli di Dublino.

A Galway mi avevano consigliato di andare da Charlie Byrne e io non mi sono fatta pregare. Che cos’é? Una libreria meravigliosa, un luogo di amore per i libri come mi ha fatto notare una delle commesse.

 

Ho comprato un po’ di copie di From a low and quiet sea di Donal Ryan da regalare agli amici nell’attesa di una traduzione italiana di uno degli autori della letteratura irlandese viventi più bravi e meritevoli. E qualche copia di un romanzo precedente, All we shall know, anche questo non ancora tradotto. Di Ryan in Italia esiste solo una traduzione di The Spinning heart, il cuore girevole. Nei giorni successivi sono tornata molte volte da Byrne, anche solo per sfogliare dei libri che con il bagaglio a mano non potevo portare a casa. In una terra in cui le parole hanno un senso profondo non potevo non farmi regalo migliore.

Ma la foto di copertina di questo articolo riporta la città che per me è stata una autentica rivelazione: Limerick. Molto bistrattata da tante rotte “non c’é niente, è sporca” Limerick ha invece una doppia signorilità, irlandese e georgiana, data la contesa tra le due parti che la fa in alcuni tratti assomigliare nell’architettura a Belfast. Limerick sorprende per la sua autenticità. Ed ha inoltre un polo universitario bellissimo e nuovo.

 

A Messa in Irlanda? In Torpedone!

Gli irlandesi, si sa, è un popolo con uno spirito creativo al di sopra del normale. Così per fronteggiare le difficoltà oggettive di andare a Messa per le persone anziane che vivono nei piccoli paesi, a fronte del crollo delle vocazioni post crisi che ha travolto la Chiesa cattolico romana per lo scandalo della pedofilia e la conseguenza diminuzione di celebrazioni domenicali si sono inventati un modo per non azzerare la partecipazione alla funzione quotidiana: il car pooling.

Lo ha detto il vescovo di Limerick Brendan Leahy che non è nuovo a prese di posizioni originali: lo scorso ottobre, in apertura dell’anno pastorale ha invitato anche la comunità LGBT all’Incontro mondiale delle famiglie che si terrà il prossimo agosto a Dublino.

“I miei genitori venivano dal West Kerry – ha dichiarato a Greg Daly dell’Irish Catholic – e ricordo che c’erano dei minibus che giravano per i paesini e raccoglievano le persone più anziane. Niente di nuovo dunque, ma una soluzione che ci riporta agli anni sessanta”. Leahy ha inoltre lanciato l’idea come provocazione rispetto alla decisione dello Stato di isituire dei bus per favorire la socializzazione nelle aree rurali delle persone che vogliono andare al pub e bere, senza dover guidare. Ed ha fatto appello anche all’iniziativa dei fedeli per l’organizzazione di questo servizio di “Messa in torpedone”. Allo stesso modo la pensa il vescovo di Waterford e Lismore, Phonsie Cullinan “meno istituzionalità, spazio alla creatività nell’offrire un passaggio agli anziani. Più strutturata  l’opinione di  Fintan Monahan, vescovo di Killaloe “una linea Mass-link dovrebbe essere seriamente presa in considerazione”.